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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/251


atto primo 245


impacci al suo fuggir, l’acquisto a noi.
Se una prova ne vuoi,
mira le vinte schiere:
ecco l’armi, le insegne e le bandiere.
Valentiniano. Ezio, tu non trionfi
d’Attila sol: nel debellarlo, ancora
vincesti i voti miei. Tu rassicuri
su la mia fronte il vacillante alloro;
tu il marzial decoro
rendesti al Tebro; e deve
alla tua mente, alla tua destra audace
l’Italia tutta e libertade e pace.
Ezio. L’Italia i suoi riposi
tutta non deve a me; v’è chi li deve
solo al proprio valore. All’Adria in seno
un popolo d’eroi s’aduna, e cangia
in asilo di pace
l’instabile elemento.
Con cento ponti e cento
le sparse isole unisce;
con le moli impedisce
all’Oceán la libertá dell’onde.
E intanto su le sponde
stupido resta il pellegrin, che vede,
di marmi adorne e gravi,
sorger le mura ove ondeggiàr le navi.
Valentiniano. Chi mai non sa qual sia
d’Antenore la prole? È noto a noi
che, piú saggia d’ogni altro,
alle prime scintille
dell’incendio crudel ch’Attila accese,
lasciò i campi e le ville,
e in grembo al mar la libertá difese.
So giá quant’aria ingombra
la novella cittade; e volgo in mente
qual può sperarsi adulta,
se nascente è cosi.