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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/237


varianti 231


quando piú gli assicura,
allor le sue vendette il ciel matura.
Cesare. Alfin che chiedi?
Emilia. Il sangue tuo.
Cesare. Sí lieve
non è l’impresa.
Emilia. Or lo vedremo. Amici,
l’usurpator svenate.
Cesare. Prima voi caderete. (cava la spada)

SCENA VII

Catone e detti.

Catone. Olá! fermate.
Emilia. (Fato avversoí)
Catone. Che miro! Allor ch’io cerco
la fuggitiva figlia,
te in Utica ritrovo in mezzo all’armi!
Che si vuol? Che si tenta?
Cesare. La morte mia, ma con viltá.
Catone. Chi è reo
di si basso pensiero?
Cesare. Emilia.
Catone. Emilia!
Emilia. È vero:
io fra noi lo ritenni. In questo loco
venne per opra mia. Qui voglio all’ombra
dell’estinto Pompeo svenar l’indegno.
Non turbar nel piú bello il gran disegno.
Catone. E romana, qual sei,
speri adoprar con lode
la greca insidia e l’africana frode?
Emilia. È virtú quell’inganno,
che dall’indegna soma
libera d’un tiranno il mondo e Roma.
Catone. Non piú: parta ciascuno. (la gente d’Emilia parte)
Emilia. E tu difendi
un ribelle cosí?