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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/155


atto terzo 149

SCENA IX

Luogo angusto e racchiuso nel castello destinato a Siroe per carcere.

Siroe, poi Emira.

Siroe. Son stanco, ingiusti numi,
di soffrir l’ira vostra. A che mi giova
innocenza e virtú? Si opprime il giusto;
s’innalza il traditor. Se i merti umani
cosi bilancia Astrea,
o regge il caso, o l’innocenza è rea.
Emira. (Arasse non mentì: vive il mio bene.)
Siroe. Ed Emira fra tanti
rigorosi custodi a me si porta?
Emira. Questo impronto real fu la mia scorta.
Siroe. Come in tua man?
Emira.  L’ebbi da Cosroe istesso.
Siroe. Se del mio fato estremo
scelse te per ministra il genitore,
per cosí bella morte
io perdono alla sorte il suo rigore.
Emira. Senti Emira qual sia...

SCENA X

Medarse e detti.

Medarse. Non temete, o custodi: il re m’invia.
Emira. (Oh numi!)
Medarse.  Idaspe è qui! Senza il tuo brando
ti porti in mia difesa?
Emira.  In su l’ingresso
mel tolsero i custodi.
(Giungesse Arasse!) (guardando per la scena)