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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/14

8 i - didone abbandonata


Enea.  Oh Dio, che dici!
E qual tempo scegliesti! Ah troppo, troppo
generosa tu sei per un ingrato.
Didone. Ingrato Enea! Perché? Dunque noiosa
ti sará la mia fiamma.
Enea.  Anzi giammai
con maggior tenerezza io non t’amai.
Ma...
Didone.  Che?
Enea.  La patria, il cielo...
Didone. Parla.
          Enea. Dovrei... ma no...
          L’amore... oh Dio! la fé...
          Ah! che parlar non so:
          (ad Osmida) spiegalo tu per me. (parte)

SCENA III

Didone, Selene e Osmida.

Didone. Parte cosí, cosí mi lascia Enea!
Che vuol dir quel silenzio? In che son rea?
Selene. Ei pensa abbandonarti.
Contrastano in quel core,
né so chi vincerá, gloria ed amore.
Didone. È gloria abbandonarmi?
Osmida. (Si deluda.) Regina,
il cor d’Enea non penetrò Selene.
Dalla reggia de’ mori
qui giunger dee l’ambasciatore Arbace...
Didone. Che perciò?
Osmida.  Le tue nozze
chiederá il re superbo; e teme Enea
che tu ceda alla forza e a lui ti doni.