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sformarsi in bue, quale re d’Argo, aveva sposato Iside. Per cui il loro culto non andò mai disgiunto.

Questa scultura, di apparenze alquanto rozze, a giudizio degli Archeologi è di pura provenienza Egizia.


Colgo questa occasione per manifestare che sarebbe stato mio intendimento di unire a quest’opera anche una illustrazione di molti frammenti di sculture (in ispecie bassorilievi) e di ornati di varie età, che qui rimangono tuttavia delle opere distrutte, più che dal tempo, per l’incuria e l’abbandono; ma mi è sembrato che sarei uscito dai limiti impostimi di trattare più specialmente di quelle opere o monumenti che tuttavia sono possibili di essere osservati nella quasi loro integrità, riserbandomi di trattare di quei frammenti in separate monografie. E così pure ho stimato più conveniente non includere in questa opera qualche illustrazione dei migliori arredi sacri del Tesoro della Cattedrale.

Da ultimo, ringraziando gli eruditi che mi furono larghi di incoraggiamento nel corso di questo lavoro con i loro giudizii sereni, chiedo venia se abusai troppo della loro pazienza menando innanzi questo lavoro pel periodo di circa cinque anni, troppo lungo per la mole di esso, ma breve per me che dovei affrontare da solo fatiche di ricerche e di rilievi non poche e spese rilevanti. Avrei potuto far meglio, se altre cure non avessero reclamata una parte del mio tempo, e se i miei studii principali fossero stati questi, come avviene per il più gran numero dei critici d’arte. Però feci un lavoro che altri non aveva fatto prima di me, illustrando questi monumenti tanto importanti e pur tanto ignorati. Ora riuscirà ad altri più agevole il compito di conoscerli meglio e di scriverne con maggiore competenza. Dopo ciò, a compensarmi di tutto,

«Valgami il lungo studio e il grande amore.»

Benevento, Marzo 1895.