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nella mano sinistra; ma sul capo ha solamente un serto di spighe, essendo ella la vaga

«Ritrovatrice de la bionda spiga1».

Però questa volta ella ha qualche contrassegno più caratteristico, la turgida mammella che scappa fuori dallo sparato della veste «protentisque mammis turgente sinu2».

La elegante bellezza del di lei corpo doveva imitare le bellezze spettacolose della terra, allorchè la natura le prodiga i suoi doni; il fulvo dei capelli il color dorato delle spighe, giunte al colmo della maturità; le mammelle pien di latte la provvidentissima cura del nutrimento, così come le donne e le piante per i loro frutti, onde venne detta eziandio Dea Alma ed Altrice; la face è quella che ella accese al fuoco dell’Etna, nel rapimento di Proserpina per parte di Plutone e di cui illumina tutte le cose3. Di lei Ovidio cantò4:

Prima Ceres unco gleba dimovit aratro,
Prima dedit fruges, alimentaque; mitia terris;
Prima dedit leges. Cereris sunt omnia munus.

Non si ravvisa che cosa recava nella man destra, perchè l’ha rotta; forse vi potea portare un manipolo di papaveri, secondo il suo costume5.

L’elegante profilo del volto e di tutto il corpo, la ricchezza dei ripiegamenti della stola fan di questa figura un vero capolavoro. Quale purezza di linee, quale espressione, quale studio di proporzione si ravvisano in essa!

Le sta a destra un bellissimo Bacco, di cui avanzano soltanto la testa e parte del busto. Esso è raffigurato ignudo, con un tenue panno che gli pende ripiegato dall’omero sinistro. Sul capo

  1. Callimaco, Inno a Cerere, traduz. ed ediz. citate.
  2. Pomey, op. cit. pag. 178.
  3. Pomey, op. cit. pag. 182.
  4. Metam. 5.
  5. Pomey, op. cit. pag. 178.