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arco traiano 173

intendo Hope1 quando afferma che i Romani non possederono gusto squisito per le bellezze dell’arte, nè genio inventivo, ed ebbero mente sterile quando trattavasi di creare il bello. Oh, che forse non sono ammesse le assimilazioni, le trasformazioni, le reminiscenze d’un’arte, la quale, se non declinò completamente, non si presta più, integra, ai bisogni dei tempi e delle mutate condizioni di luogo? Per contrario, l’arte d’ogni tempo non fu che l’armonico accordo di reminiscenze dell’arte trascorsa di tutti i tempi e di tutti i popoli con i bisogni attuali.

Non si è avverato mai il caso, nè si avvererà, che un’arte sia morta d’un tratto completamente e ne sia surta un’altra di getto, indipendente tutta dalla prima. Il vero artista, come il fonditore che di varii metalli prescelti con criterio forma una lega per le sue armoniosissime campane o per le sue statue, riunisce nella sua mente alcuni elementi delle varie età artistiche e li disposa mirabilmente all’opera nuova che ei va lavorando. Non è forse creazione anche questa, non è genio inventivo questo il suo?

Non mai però come nel periodo cui si riferisce il nostro monumento potrebbe dirsi che ai romani non mancava il gusto per le bellezze dell’arte e il genio inventivo, se, come abbiam visto e come sappiamo per tanti versi, proprio in quest’epoca sorgevano questo Arco, maestoso, quello di Ancona, l’altro di Roma, il Foro Traiano, la Basilica Ulpia, la Colonna coclide a Traiano. E che potremmo poi dire di più dell’epoca di Adriano!

Già, queste son le solite fisime degli accademici e dei pedanti, i quali non si adattano ad intendere che l’arte si trasforma nei secoli e si modifica nei varii ambienti. Stupendo, leggiadrissimo il porticato greco, ma poteva esso bastare ai bisogni moltiplicati dei romani? Certo che no. A questi occorreva l’arco, adatto a covrir grandi vani, più capaci. Naturalmente con l’applicazione dell’arco venne trasformato tutto l’organismo e vennero variate le ordinanze architettoniche.

Ma, torniamo al nostro soggetto. Se artisti greci lavorarono,

  1. Storia dell’architettura, traduz. dall’Inglese in Francese di A. Baron e prima italiana dell’Ingegnere Gaetano Imperatori, Milano, Paolo Lampato 1840, pag. 48.