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dette e quella genuflessa nel mezzo rappresentino le tre regioni in cui la Dacia, secondo lui, era ripartita, e che la figura genuflessa possa appresentare la sorella di Decebalo, fatta prigioniera da Massimo, uno dei generali romani, nella prima guerra Dacica, entro una fortezza presso la città di Sarmigetusa1. Ma sappiamo pure, e lo vedemmo, parlando del quadro XXIII, che Decebalo, dopo questa disfatta, venne egli stesso a prostrarsi ai piedi di Traiano. Ora non mi sembra possibile che Partista abbia voluto così mal tradurre il concetto di questa prima vittoria sulla Dacia, omettendo il protagonista, Decebalo; mentre la prigionia della sorella sarebbe stato un episodio di minor conto rispetto all’azione principale.

E ciò dal lato storico; ma vi ha qualche altra cosa ancora, più rilevante, da notare. Questa figura genuflessa veste ad un di presso alla foggia delle matrone romane, e, di più, ha il capo cinto di un serto di alloro. Ora, è egli verosimile che l’artista abbia potuto cosi scolpire una prigioniera, sorella di un re barbaro?

Vi sono molte monete di Traiano, sul cui rovescio vedesi variamente raffigurata la Dacia vinta o umiliata2; ma non mai al modo come si vede qui scolpita. Piuttosto questa figura ha alquanta simiglianza con quella che si nota in una tavola del Montfauçon3 che egli intitola provincia soggetta dove appunto si vede la figura del vincitore e quella della provincia soggiogata genuflessa a lui dinanzi nella maniera identica che nel quadro nostro.

Avendo già veduto che Traiano, subito che ebbe soggiogata quella regione, vi condusse una colonia, più verisimilmente il quadro presente potrebbe indicare la Dacia ridotta in provincia, anzi che la Dacia vinta. Così si spiegherebbe la corona di alloro al fronte della figura genuflessa.

Quattordicesimo quadro grande (dell’attico, a sinistra del riguardante) Tav. XXVII.

E siamo giunti all’ultimo dei quattordici grandi quadri di questo insigne monumento; ma questa volta noi proviamo una

  1. Rossi, op. cit. num. 461. Muratori, op. cit. nella vita di Traiano.
  2. Pedrusi, op. cit. Tom. II. tav. XXX e XXXI.
  3. Supplem. all’opera citata, Tom. IV. tav. XX, pag. 42.