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anche questa volta più delle altre in molti particolari. Innanzi tutto la presenza della quercia, se indica che la scena è in campagna, non dimostra affatto che sia allo sbocco di una selva; se lo artista avesse voluto ciò esprimere, vi avrebbe scolpito non una, ma più piante simili. Piuttosto dalle ghiande puossi arguire che l’avvenimento di questo quadro si svolgeva in autunno. «I cancelli di legno in quadrati obliqui incrociati fra se, e inchiodati con grossi perni,» non indicano «gli alloggiamenti imperiali e specialmente la porta pretoria», ma mostrano ad evidenza un ponte, e forse proprio quello che Traiano fece costruire da Apollodoro sul Danubio nella seconda guerra contro Decebalo, e celebrato da Dione1, il quale lo descrive con le seguenti parole: »Iterum Traianus pontem lapideum in Danubio faciendum curavit, cum ego quidem digne admirari non queo, nam etsi Traiani sunt alia opera magnifica, tamen is pons longe omnibus antecellit. Eius pontis pilaae sunt XX ex lapide quadrato, singulae absque fundamentis, altitudine pedum CL. latitudine pedum LX. distant inter se intervallo CLXX. pedum, suntque cum fornicibus coniunctae.» Tralascio per brevità il resto della descrizione, che si riferisce alla difficoltà dell’opera.

Montfauçon2 osserva che Dione abbia esagerato e non sia stato fedele nella descrizione, giacchè, egli dice, la Colonna Traiana in Roma, nella quale tal ponte vedesi scolpito, ci mostra che esso aveva interamente di pietre quadrate solo le arcate estreme con i fortilizii e le pile intermedie, e che le arcate erano non di pietra ma di legno. E di vero in questa maniera lo si vede scolpito nella sudetta Colonna. Ma ha errato Dione? A me pare di no. Egli ci dice che le pile erano ex lapide quadrato, e soggiunge che queste erano cum fornicibus coniunctae. Dunque, le pile eran di parallelepipedi di pietre ed eran fra loro congiunte da fornici o arcate. Ora i fornici potevano essere di legno, di pietre, di mattoni, senza che il loro nome fosse cambiato; giacche anche una centina, un’arcata di legno ben poteasi dire fornice. Ma v’ha di più. Se Dione, mentre ha detto che le pile eran di pietre qua-

  1. Sifilino, comp. nella vita di Traiano.
  2. Op. cit. Tom. IV. pag. 186, tav. CXV.