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tuate in due piani orizzontali e mal disposte, con poca verosimiglianza; per contrario nel nostro vi ha un effetto così drammatico, così naturale, così giustificato da trasparirne più che chiara e manifesta l’azione. Dunque non ha ragione Quatremère de Quincy di dire che appena i quadri dell’attico del nostro Arco sieno alla pari di quelli dell’arco di Costantino1, se io ho potuto dimostrare che il quadro presente, che fa parte dell’intercolunnio esterno, sia superiore a quello corrispondente dell’arco di Roma. Ma egli scriveva, come hanno scritto gli altri, senza aver visto il nostro insigne monumento!

Vorrei non staccarmi ancora da questo bellissimo e importantissimo quadro per fame saggiare al lettore tutti i pregi più ascosi; ma qualche cosa lascio al suo acume, al suo gusto, al suo sentimento, pregandolo di tener fermo alcun poco lo sguardo sui due fanciulletti. Più belli, più squisitamente modellati, più graziosi e più vivi io non credo possansi desiderare.

Dodicesimo quadro grande (al di sopra dell’imposta dell’arcata, a sinistra del riguardante). Tav. XXV.

Le figure di questo quadro, in numero di undici, sono disposte in quattro piani. Nel più rilevato verso i margini sono due personaggi; quello a sinistra è in tunica e paludamento fermato con fibbia sull’omero destro, cioè nelle identiche vesti che porta Traiano nel precedente descritto quadro. Egli è monco della destra mano e del relativo antibraccio, e appena si ravvisa che nella sinistra abbia dovuto reggere qualche cosa, o il solito rotolo o le tavolette. Il bersaglio dei monelli gli ha portato via una porzione del cranio; ma non pertanto avanza del volto quanto basta per poterlo individuare con coscienza. Egli è nè più nè meno che Traiano. E dire che Rossi lo ha preso per una guardia pretoriana! Non ha posto mente, innanzi tutto, giusto l’osservazione che ho fatta altrove, che, la figura dell’Imperadore si trova sempre sul limitare esterno del quadro, verso la cantonata, non mai nel mezzo del quadro. E poi il volto, le proporzioni, le vesti, l’atteggiamento, l’essere a lui rivolti tutti gli altri personaggi lo individuano nettamente per il protagonista del quadro.

  1. Vedi a pag. 53 di quest’opera.