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138 arco traiano

ammirata nel quadro dell’apoteosi di Marciana. Il suo volto a quegli somigliantissimo, la corona di quercia, a lui sacra, sul capo, le stesse vesti, i fulmini fiammanti che porta nella sinistra mano lo mostrano sicuramente. E poi non notò Rossi il posto che questi occupa nel quadro, l’atto di rivolgere il viso allo straniero che s’avanza pel primo, la sicurezza che faccia parte del gruppo dei romani e non già degli stranieri? Per la qual cosa l’azione che si svolge è quella che io già preannunciai nella descrizione del quadro, cioè di un giuramento di sottomissione e di ubbidienza all’Imperadore, innanzi il sommo Giove, che l’artista ha voluto con sano criterio scolpire per il maggiore intendimento del soggetto e per dimostrare che l’atto solenne si compiva sotto il patrocinio del Padre degli uomini e degli Dei.

E poichè quegli che giura è il personaggio che si avanza, tenendo la mano destra protesa orizzontalmente in direzione del nume, devesi ritenere che egli sia, tra i protagonisti del quadro, il principe straniero e non altri.

Ma è egli Partamasire? Per vero dire, nel quadro non v’ha alcuno accenno ai particolari che la storia ci ha tramandati del celebre incontro: nè il trono augusto, nè Traiano assiso su questo, nè Partamasire che depone la corona, come si vede scolpito nel citato quadro dell’arco di Costantino. E noi abbiamo più volte notato quanti e quali sieno i particolari che l’autore del monumento nostro ha introdotti in ogni quadro per la fedele e più chiara significazione del soggetto.

Ma poi, come ho notato discorrendo del quadro precedente, se il nostro Arco si riferisce alle sole azioni Germaniche e Daciche, se la dedicazione di esso è stata fatta sotto gli appellativi di Germanico e di Dacico, e pria che le Partiche imprese fossero compiute, come puossi ammettere la spiega che ne dà il Rossi? Io penso piuttosto che questo quadro rappresenti la sottomissione di Decebalo, re dei Daci, nella prima guerra Dacica; tanto più che1 nell’ottobre di quell’anno 102, e appena dopo questa guerra, Traiano, correndo la sua tribunizia potestà V, riportò il titolo di Dacico.

  1. Muratori op. cit pag. 405 del vol. I.