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questa lingua fonte di vivissime bellezze, e di nobili e poetiche grazie, di cui l’opera di esso è sparsa con abbondanza1, con difficoltà ci immagineremo come, senza averle attinte ne’ suoi originali, gli sieno nate naturalmente sotto la penna. E come poteva conoscere di quali encomi era degno il Padre della Greca Eloquenza, Omero, e con tanta venerazione e lode nominarlo nella sua Commedia2, se la feconda poesia di questo non avesse gustata nella lettura de’ suoi Poemi? O non vi era nell’età di Dante una compita versione di questo Poeta3, o se mai vi era

    ed alcune altre , e nella Dedica di una Cantica del suo Poema a Can Grande della Scala assegna l'etimologia della parola Allegoria, Commedia ec.

  1. Lo ha osservato Pier Vettori nel cap. 21. del lib. 31. e nel cap. 7. del lib. 35. delle sue varie lezioni, ed in una sua opera inedita citata dal Can. Bandini nella di lui vita, benché non sia di quelli che accordino a Dante la cognizione della lingua greca. Ma più ampiamente lo potranno conoscere coloro che con la perizia di questo idioma si porranno a leggere con attenzione la Commedia. Vi si troverà pure argomento da credere che fosse perito anco in lingue orientali meditando quel verso: Rafel ec.
  2. Nel canto IV. dell’ Inferno v. 88. chiama Omero »Poeta Sovrano» e vers. 95. e 96.

              — Signor dell'altissimo canto
              Che sopra gli altri com'aquila vola.

    e nel cant. XXII. del Purgatorio vers. 101. e 102.

              — Quel greco
              Che le Muse lattar più ch'altri mai.

    In questo medesimo luogo vers. 106. e seg. dice ancora

              Euripide v’è nosco, e Anacreonte,
              Simonide, Agatone, e altri piùe
              Greci, che già di lauro ornar la fronte.

    Adunque Dante aveva notizia di questi Poeti celebri nell'antica Grecia.

  3. Che nel tempo di Dante non vi fosse ancora una versione latina di Omero lo hanno pensato sopra l’ autorità di lui il citato Marchese Maffei, e monsignore Fontanini. Il Fabbricio poi nella