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Dante di applicarsi alle umane lettere, e da se stesso imparò, come di sotto si farà osservare, i primi elementi della poesia. Nella sua giovinezza coltivà ancora le belle arti, e particolarmente il disegno1, onde fu molto amico di Giotto2 e di Oderisi da Gubbio, eccellente miniatore de’ suoi tempi3, ed emulo di Franco da Bologna4, e scriveva perfettamente, siccome ci fa fede Leonardo Aretino, il quale vedde delle sue lettere originali5. Non lasciò di applicare anco alla musica, e non sembra improbabile, che egli avesse per maestro quel Casella, del quale parla nella seconda cantica della Commedia6, e la di cui armoniosa voce lo soleva tanto dilettare, arrivando fino

  1. Leonardo Bruno scrive che Dante «di sua mano egregiamente disegnava» ed egli stesso nella sua Vita Nuova accenna che si dilettava di questo esercizio.
  2. Benvenuto da Imola nel suo comento latino sopra l’XI. Canto del Purgatorio vers. 96. ed il Baldinucci nella vita di Giotto pag. 49. raccontano che egli dipinse alcune cose in Napoli col disegno di Dante.
  3. Dante nel Cant. XI. del Purgatorio vers. 80. lo chiama

    «L’onor d’Agobbio, e l’onor di quell’arte,
    «Che alluminare è chiamata in Parisi.

    Ved. il Baldinucci nelle Vite de’ Pittori sec. 1. pag. 55.

  4. Costui fu scolare del mentovato Oderisi (Dante Purgatorio Canto XI. vers. 84.) ma superò il maestro, onde da Benedetto XI. fu chiamato a Roma per lavorare ne’ libri del Vaticano. Vedi il Vasari parte 1. delle Vite de’ Pittori pag. 41. edizione di Bologna 1648. in 4.°
  5. Il citato Leonardo dice che «fu ancora (Dante) scrittore perfetto, ed era la lettera sua magra e lunga, e molto corretta, secondo io ho veduto in alcune epistole di sua propria mano scritte». Di ciò fu veramente debitore allo stesso Brunetto Latini, il quale aveva ancora una buona mano di scrivere; cosa molto confacente ad un uomo della sua professione. Vedi il tom. IX. della Storia letteraria d’Italia pag. 453. La forma poi del carattere di Dante si può avere da un codice segnato E. del pubblico archivio Armanni di Gubbio, in fine del quale vi è un Sonetto di esso, che credessi scritto di suo pugno. Ved. Francesco Maria Raffaelli nella sua operetta intorno a Busone da Gubbio cap. 5. § 5.
  6. Cant. II. vers. 88. e seg.