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suo nome mi era occorso di leggerlo in un testo a penna della Laurenziana1; ma più esatte ricerche mi scopersero esser componimento di Simone di ser Dino da Siena detto Saviozzo2, dal Crescimbeni chiamato de’ Forestani3. Onde merita l’avvedutezza de’ giornalisti di Venezia, i quali, parlando di questa poesia4, osservarono contro

    dietro all’operetta latina di Dante De vulgari eloquentia impressa in Parigi apud Jo. Corbon 1577. in 8. pag. 80. e seg. senza nome di autore, ma credendolo di uno, che vissuto fosse vicino a’ tempi di Dante.

  1. In principio del mentovato codice 38. Plut. 40. della Laurenziana vi è questo capitolo col nome di Pietro figliuolo di Dante.
  2. In un testo a penna della Magliabechiana classe 8. n. 1278. fra l’altre cose si legge questo capitolo dopo una Canzone in lode della casa Colonna, ed in fine del medesimo capitolo si trova notato quanto appresso «Segue infra uno chapitolo fatto per Simone di ser Dini da Siena detto Saviozzo a stanza del magnificho e generoso Principe Janni Cholonna nel quale si trata subrevita tuta la vita di Dante, e della morte, e tuta la materia de libro suo; chomposelo nelli anni 1404. Sichome io scriptore Jacopo di Nicholo ho trovato iscripto in un Dante di sua mano, il quale mi mandò a donare il sopraddetto Janni Colonna con una canzone morale in laude chasa Colonna che ischripta e nintro de sto libro la quale scriptura e nanzi Dante dopo questo chapitolo». Questo capitolo senza nome d’autore leggesi finalmente nel codice 107. classe VII. de’ manoscritti della Magliabechiana.
  3. Istoria della volgar poesia vol. 1. pag. 205.
  4. Tom. XXXV. pag. 235. del giornale di Venezia composto da diversi letterati colla direzione del dottissimo Apostolo Zeno. I medesimi giornalisti ancora andarono più innanzi congetturando a motivo di quei versi, che dicono:

    «Franca colonna, hor poi che tu se’ duce
    «Di comandarmi, e io voglio ubbidire,

    questo capitolo essere stato indirizzato a Papa Martino V., di casa Colonna; nè molto nell’asserir ciò si scostarono dal vero, poichè se non fu dall’autore presentato a quel Pontefice, almeno lo compose ad istanza del Principe Giovanni Colonna della stessa casata.