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Ne meglio poi si conosce la inestinguibile sete onde sono posseduti gli stranieri delle cose nostre letterarie, quanlo dalla lettura di una delle più dotte ed accurate opere di bibliografia, col consenso del governo, uscita alla luce in Parigi non prima dell’anno 18231. Vengono in essa registrate e minutamente descritte, come se tuttora colà si ritrovassero, quando da più di sei anni già erano di ritorno fra noi, alcune preziose edizioni membranacee, tra le quali lo splendido esemplare della Poliglotta Plantiniana, munifico dono del Re Filippo II. di Spagna al suo cognato Duca nostro Emanuele Filiberto di Savoia. Nè quindi, e di ciò mi duole, si risparmiano le scortesi parole2 alle quali facile e perentoria e la risposta. Nessun libro in carta, o in pergamena, nessun codice M.S. antico o moderno, nessun oggetto d’arte venne dal nostro governo ceduto sia in virtù di trattato di pace, o di qualsivoglia accordo, o patto, che in ribasso di contribuzioni, taglie, o balzelli, se non fosse il solo Codice MS. della storia delle Alpi marittime di Pietro Gioffreddo, il quale ancorchè domandato per articolo separato del trattato di Parigi 15 maggio 1796, tuttavia, qualunque ne fosse la causa, non venne allora ritirato. Quella causa stessa adunque, la quale in mancanza delle allegate nel libro, fe’ passare i monti a’ sovraindicati oggetti di scienze ed arti, quella medesima non doveva poter impedire a che, usando di ugual diritto, si facessero di nuovo ritornare in podestà del legittimo padrone, senza l’espresso consentimento del quale, non mai avrebbero dovuto abbandonare l’antica lor sede.

Ma che che sia della cagione che presiede alla distruzione della maggior parte delle prime stampe, e in singolar modo de’ Classici, è certo che della edizione delle Epistole Eroidi di Ovidio del Glim, solo esemplare noto, è questo intorno al quale ho l’onore

  1. Catalogue des livres imprimées sur velin, de la du Roi. Paris 5 vol. 8.°
  2. Obtenu de la bibliothèque dr Turin pour celle du Roi, ainsi que beaucoup d’autres livres, soit par traité de paix, soit par convention, et en deduction de contributions diverses, cet exemplaire à été repris en 1815 sans qu’on sache encore en vertu de quel traité.