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NOTIZIA D’UN PITTORE


a servizio della corte di savoja


del Barone Vernazza.


Letta nell’adunanza degli 11 aprile 1822.






Nella spiegazione della insigne Lapida Romana posseduta dal Marchese di Roddo, Cavaliere dell’Annunziata, Gran Mastro della casa di Sua Maestà, ho in questa sala riferito, già sono dieci anni1, le prime linee di una lettera inedita, scritta nel 1572 ad Emanuel Filiberto. Esse poche bastavano al mio intento, che era, mostrar la cura di quel Monarca in far venire di Roma a Torino monumenti d’antichità. Gradite, o signori, che intera io reciti quella medesima lettera. Essa mi darà occasione di parlar di un Pittore che fu a servigio della Corte di Savoja. Il nome di lui gioverammi a spiegare una di quelle invenzioni, che imprese son dette, proposta in tre maniere da Torquato Tasso, la quale, per quanto a me sembra, difficilmente sarebbe dichiarata da uom’ che piemontese non fosse.

«Al Seren. gran Duca di Savoia, patron mio Collendiss.
«Seren. Gran Duca, e patron mio Collendiss.

«Quando io era in Roma scrissi a V. A. arricordevole di quanto lei mi haveva imposto che io gli procacciassi qualche cosa di buono di quelle anticaglie Romane, come havevo trovato di più sorte pietre di Mistro atte a commettere in tavole di marmo e

  1. 13 novembre 1811. vol. XXI. pag. 677