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CAPO VI.

Tanto è grave il danno che la Società lombardo-veneta soffrirebbe abbandonando il retto cammino da Brescia a Milano per Chiari e Treviglio, che, a petto di esso,
   piccolo sarebbe quello della concorrenza proveniente dalla strada da Bergamo a Milano per Monza;
   ed anche dall’altra da Bergamo a Brescia per Palosco, quand’anche questa potesse essere concessa, il che non è.

89. Il danno che avrebbe la Società lombardo-veneta abbandonando il retto cammino da Brescia a Milano per andar per Bergamo e Monza, e lasciando dividere la Società dell’intiera linea in due, è cosi grande, che a petto ad esso, piccoli sono quelli che potrebbe soffrire per le concorrenze di cui la si minaccia.

[XXVI. Della prima concorrenza: a quale scopo diretta; quanto vi possa cogliere.]

90. La prima di queste concorrenze sarebbe quella prove niente dalla strada da Milano a Monza e da Monza a Bergamo.

Si vorrebbe con questa sviare dalla linea della Società lombardo-veneta il movimento ch’esiste, o potesse esistere, tra Milano e Bergamo, e viceversa.

Quand’anche questo fosse per essere, e per essere così intieramente, come lo si va dicendo, non ancora la Società lombardo-veneta avrebbe alcun danno relativamente agli utili che si promise, e su cui contò per la costruzione della grande linea della strada di ferro da Venezia a Milano, perchè il movimento tra Milano e Bergamo, e viceversa, non fece parte dei calcoli, non entrò nei calcoli sulle utilità di quella grande linea, come ciascuno potrà convincersi esaminandone il progetto relativo.

91. In fatto dunque di concorrenze e di utilità, il confronto non può farsi che tra l’intera linea da Milano a Bergamo per Monza, e la diramazione da Treviglio a Bergamo, perchè la spesa di questa diramazione è la sola che si fa per