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ziano, che conservava sempre la sua bandiera accanto a quella italiana, rendeva ancora incerta la stabilità del nostro dominio. E ciò avveniva proprio mentre alla conferenza di Berlino si invitavano quasi le potenze europee alla spartizione dell’Africa, e la Germania, la Francia ed il Belgio vi fondavano senza difficoltà dei vastissimi e fecondi domini.

Rimaneva sempre la quistione di Kassala investita dai mahdisti, ma non sarebbe stato più conveniente per l’Italia, nè approvata dal Parlamento un’azione sua isolata contro il Sudan, piena di pericoli e di incertezze, mentre l’Inghilterra vi rinunziava affatto e ritirava le sue truppe su Uadi Halfa.

La liberazione della predetta piazza venne poscia affidata dall’Inghilterra al Negus d’Abissinia, che s’incaricò anche di quella di altri piccoli presidi egiziani bloccati.

Si parlò anche della cessione di Suachim all’Italia e corsero infatti delle trattative in proposito tra il Governo italiano e quello inglese, ma la caduta di Gladstone avvenuta l’11 giugno 1885, interruppe ogni cosa.

All’Italia non rimase quindi che di accontentarsi delle conquiste già fatte, le quali consistevano allora in Assab, Beilul e Massaua, intorno alla quale eran stati occupati dal colonello Saletta i vilaggi di Monckullo e Arkico distanti da essa circa dieci chilometri, ed il piccolo villaggio di Arafali nella baia di Anneslei; e sebbene tali conquiste non avessero costati gravi sacrifici di sangue e di denaro,