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La prima cura di Baldissera fu di disporre che la carovana mensile, che da Agordat doveva recarsi a fornire di vivere e munizioni Kassala, fosse aumentata da 400 a 600 cammelli, e che fosse scortata dalla maggior parte delle truppe scaglionate lungo la via tra le due località.

La carovana stessa, appena compiuto il rifornimento di Kassala, avrebbe dovuto ritornare indietro trasportando seco ammalati, feriti e famiglie per sgombrare il forte.

Per assicurare questa uscita e per liberare Kassala dall’investimento dei dervisci Baldissera dispose inoltre che un corpo d’operazione composto di 4 battaglioni indigeni (3.° 6.° 7.° 8.°) e di una sezione di artiglieria da montagna, si recasse in soccorso del maggiore Hidalgo, e ne affidò il comando al colonnello Stevani, il quale, per facilitarne ed accelerarne la formazione fece concentrare i varii reparti in Sabderat.

Intanto i dervisci si erano ancor più stretti attorno a Kassala impiantandosi anche a Tucruf a pochi chilometri dalla città; e quindi imprendevano continue razzie e scorrerie intomo spingendosi fino a Sabderat, ove l’8 marzo una loro turba di circa 600 fu respinta dal posto d’osservazione italiano. Tuttavia la carovana il 16 marzo potè entrare felicemente nel forte; ma avendo l’indomani i dervisci occupato la gola del monte Mocram ad est di Kassala, non le fù più possibile di uscirne e si dovette rinunziare allo sgombro progettato. Anzi il giorno 18 i dervisci ritornarono in numero di circa 1300 contro il no-