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più intorno all’Imperatore, paralizzato il movimento dancalo, riuscita completamente inutile l’intromissione e l’opera di un giovane cugino di Menelik e figlio di ras Darghiè, certo principe Gubsa che dalla Svizzera per mezzo dell’ing. Ilg fu fatto accompagnare al campo di Adigrat a disposizione del Governatore, non rimase più all’Italia che di dare un grande impulso alla guerra; la quale verso la metà di febbraio assumeva delle proporzioni gigantesche.

Oltre ai grandi rinforzi già arruolati nell’Eritrea e spediti dall’Italia, in seguito ai quali erano già raccolte intorno a Saurià quattro brigate che il 13 febbraio sommavano a 10620 bianchi e 10083 indigeni con 50 pezzi e 535 ufficiali, e nel complesso della colonia circa 30000 uomini, il Governo preparava la spedizione di altre due complete divisioni di truppe bianche, che avrebbero portato la forza coloniale a circa 50000 uomini, 80 cannoni e più di 10000 quadrupedi.

Per facilitare la riuscita delle operazioni guerresche nel Tigrè e più specialmente per ottenere un forte contraccolpo nell’animo di Maconnen, preoccupatissimo del suo dominio d’Harrar, il Governo ed il Governatore avevano fin dal dicembre progettato una diversione militare in tale regione servendosi del porto di Zeila; ma sebbene sulle prime l’Inghilterra non si fosse dimostrata contraria a consentire il passaggio per quel porto, in seguito a successive rimostranze della Francia, cui la legavano dei patti di reciproca non ingerenza negli