Pagina:Melli - La Colonia Eritrea (1899).djvu/158


— 132 —


Invece fu quello un funesto momento di sventura per la nostra patria, perchè da esso si iniziarono i folli ardimenti e le temerarie imprese che poi trassero la Colonia nell’orlo della rovina.

Baratieri appena ottenuti i mezzi domandati e senza preoccuparsi che in quei giorni si facevano più insistenti le voci di mosse ostili di Menelik e di altri capi etiopici, rivolgendo i suoi sguardi unicamente a Mangascià che durante l’estate aveva potuto rinsediarsi a Makallè cacciandone il nostro alleato Agos Tafari e s’affannava in preparativi di riscossa, ripartì tosto per l’Africa, disponendosi alla completa conquista del Tigrè. Sbarcò a Massaua il 26 settembre e si mise subito in opera per chiamare sotto le armi la milizia mobile e per formare un corpo d’operazione in Adigrat, concentrandovi in breve sette battaglioni, due batterie e le bande del Seraè.

L’avanguardia fu affidata al comando del generale Arimondi, il quale si spinge subito verso il sud, sperando di incontrare e battere le forze di Mangascià, mentre una colonna volante agli ordini del maggiore Toselli con marcie forzate cercava di prenderlo alle spalle.

Baratieri assunse in persona il comando del grosso, seguendo il movimento dell’avanguardia.

Però Mangascià che non voleva esporsi da solo a nuovi scacchi, fu sollecito a ritirarsi da Makallè senza aspettare l’urto delle truppe italiane, e lo fece abbastanza in tempo per prevenire l’aggiramento di Toselli che non riescì.