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ciale che era il colonnello Cesare Tarditi, l’attuale generale sottosegretario di Stato alla Guerra, l’opinione pubblica si calmò alquanto e si può dire che si calmò del tutto indi a poco quando venne a conoscere l’esito delle trattative intavolate con Mangascià.

Il figlio di re Giovanni che non aveva ancora rinunziato in cuor suo all’eredità del trono imperiale, e fremeva di rabbia per la sua forzata sottomissione a Menelick, aveva accolto con giubilo le amichevoli proposte fattegli del generale Gandolfi, e fu pronto con lui ad accordarsi per la stipulazione di un trattato di pace e d’amicizia che riconoscesse all’Italia il confine del Mareb-Belesa-Muna, e lo liberasse da quell’intruso odiato di Mesciascia Uorchiè governatore imperiale di Adua.

Questi accordi furono condotti dal dottor Nerazzini che era munito di lettere del nostro Re e del generale Gandolfi, e furono poi sanzionati da un solenne convegno che ebbe luogo sul Mareb il 6 Dicembre 1891 ed al quale convennero il Generale col suo seguito, e Mangascià coi ras Alula e Agos ed altri sottocapi, lasciando le truppe nei reciproci territori.

Quivi da ambe le parti fu prestato solenne giuramento di pace e d’amicizia accompagnato da dichiarazioni scritte firmate dal generale Gandolfi e da ras Mangascià1.

  1. Fu notato al convegno del Mareb il contegno fiero e dignitoso di ras Alula che si tratteneva in disparte e che poi nel giurare i patti dell’accordo dicesi si sia espresso in questo senso: sono servo fedele di ras Mangascià e perciò giuro di essere amico de’ suoi amici; — tradendo con tale giro di parole i suoi propositi tutt’altro che rassegnati contro coloro che lo avevano spogliato de suoi domini.