Pagina:Meditazioni storiche.djvu/28


la provvidenza nella storia. 21

quelli, e già grandissimo aest’altro fatto, che a un quarto di secolo di tali divisioni della Cristianità, che parean minacciarla di nuova barbarie, sia succeduta una pace, un incivilimento interno, e quindi una diffusione esterna, di cui non furono vedute mai le eguali. Certo questi fatti nuovi sono tali, che meritano essere almeno classificati nell’antica scienza; che non possono non aggiungere o detrar molto dalle antiche osservazioni; che non possono non confermare le une, non distrarre potentemente e forse definitamente le altre delle proposte teorie. — Ed ora, quando in una scienza v’ha del nuovo e grande a dire, non è solamente lecito, è debito dirlo. Quel Bossuet da cui stimo vanto il prender le mosse in ogni cosa, quel gran filosofo storico del secolo XVII, disse già che se la storia fosse inutile agli altri uomini, ella si dovrebbe insegnare almeno ai principi.1 Ma quella utilità universale e popolare così lasciata dubbiosa allora, non può oramai lasciarsi tale, nemmeno per supposizione. È vero che anche a’ dì nostri l’obbligo di conoscere e intendere quanto meglio la storia passata per ben far la presente e preparar la avvenire, l’obbligo di non trascurar mezzo onde conoscere le vie vere della Provvidenza per seguirle e farle seguir poi, incombe ai principi sopra tutti; ma molti sono poco meno che principi oramai nel mettere, nel tenere, nell’avanzar gli uomini per quelle vie. In molte nazioni della Cristianità partecipano direttamente e potentemente agli affari pubblici, alla effettuazione della storia, o tutti o quasi tutti gli uomini colti; ed anche nelle nazioni dove sono pochi i governanti diretti, molti sono poi gl’indiretti, molti coloro che col credito, coi consigli, collo scritto, con gli esempi, colle associazioni possono sull’opinione, la quale, quand’è retta, può tutto oramai su’ governanti, qualunque sieno. Oltrechè, dalle lettere diffuse, dalle comunicazioni accelerate, da’ centri di pubblicità moltiplicati di ogni maniera, è sorta oramai tal unione e solidarietà tra tutte le nazioni cristiane, che l’opinione di una può su quella di tutte; e chi avvia o svia una parte, avvia o svia più o meno tutta la Cristianità. Fuori di questa sono altre condizioni, altri rapporti, altri obblighi,

  1. Discours sur l’histoire universelle, pag. 1.