MEDEA. 205
A cangiar con l’esilio la tua morte.
Med.
Stimava, che l’esilio fosse pena:
Hor veggio, che m’è dono.
Gias.
Mentre c’hai tempo di poter partirti,
Partiti prestamente:
Perché l’ira dei Re mai sempre è grave.
Med.
Tu mi conforti a quello?
Con Creusa ten resti,
E me, che fui tua moglie,
A guisa di rivale, odi e discacci?
Gias.
Medea mi opponi amori?
Med.
E occisioni e inganni.
Gias.
E qual peccato mi si puote opporre?
Med.
Tutto il mal, c’ho fatt’io.
Gias.
Resta ancor questo sopra l’altre cose,
Che de l’opere tue
Crudeli e scelerate
Io sia reso colpevole e nocente.
Med.
Elle son tue, pur tue:
Che a cui la sceleraggine a prò torna,
Costui commessa l’have:
Ma sia pur chi si voglia,
Che me n’incolpi e biasmi,
Tu sol difender dei,
E chiamarmi innocente.
Sia presso te innocente
Chi per te fu nocente.
Gias.
Non è grata la vita
A chi prende vergogna
Di ricevuta haverla.
Med.
Et a chi si vergogna
Di haverla ricevuta,
Esser caro non dee di ritenerla.
Gias.
Anzi vinci lo sdegno