MEDEA. 199
Contaminate ha le sue pure mani,
Ne adoprò mai la spada
Empiamente: ma sempre
S’è serbato innocente.
Ma tu machinatrice d’ogni male,
A cui la feminil malitia porge
Ardire a ogni opra rea,
E in questo hai forza assai piu, che virile;
Esci non pur di questa mia cittade,
Ma di tutti miei Regni:
Purgali di te stessa,
E porta teco le mortifer’ herbe,
E i cittadin d’ogni paura sciogli.
E stando in altra terra
Quivi a tua voglia i Dei scongiura e prega.
Med.
Tu comandi, ch’io fugga.
Rendimi la mia nave,
O torna il mio compagno,
Perche, vuoi tu, ch’io me ne fugga sola;
Poi, che sola io non venni?
Se tu temi haver guerra,
Luno e l’altro discaccia del tuo Regno.
Perche contra ragione
Due colpevol distingui?
Io Pelia non occisi
Per me, ma per lui solo.
La fuga aggiugni, le rapine, e ’nsieme
L’abandonato padre,
E ’l lacero fratello.
Ne similmente è mio
Quel, che ’l marito insegna
A le novi moglieri.
Tante fiate io sono
Stata nocente altrui: