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cora affrontare senza timore. Don Francesco gli domandò la cagione di coteste espressioni straordinarie di avversione e di terrore ma l’albergatore scosse il capo e stette in silenzio con quella specie di timore circospetto di un uomo rinchiuso dentro un circolo disegnato da un mago, e che paventa di oltrepassarne la circonferenza per timore di divenire la preda degli spiriti, che attendono il momento di profittare della sua prima imprudenza. Rispondendo alla fine alle reiterate istanze di don Francesco, gli disse: Vostra signoria non conosce gran fatto questa parte della Spagna, giacchè non ha sentito parlare di Melmoth, l’uomo errante. Io non ho mai sentito pronunziare il suo nome, rispose don Francesco, e vi scongiuro dirmi tutto ciò, che sapete intorno a cotest’uomo, il cui carattere deve avere qualche cosa di molto straordinario, dietro la maniera con cui ne parlate. — Signore, riprese l’albergatore, se le dicessi tutto quello, che vien riferito in conto di cotesta persona, io non potrei