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che questi la guardasse con una profonda attenzione, e quindi con una compassione sincera. Desso in seguito si ritirò, e quando fu onninamente scomparso, un grido lamentevole venne a ferire l’orecchio d’Isidora.

Al momento medesimo la luna, che risplendeva dentro la cappella si nascose dietro una nube, e l’oscurità divenne sì profonda, che Isidora non si accorse dell’arrivo di Melmoth, se non quando sentì la mano di lui dentro la sua, e che le disse: eccolo, egli è preparato ad unirci.

I terrori prolungati, che Isidora aveva sofferti in quella notte non le avevano lasciata la forza di più pronunziare una parola. Essa dunque gli si appoggiò al braccio, non già con un sentimento di confidenza, ma pel bisogno di trovare un sostegno. Il luogo, l’ora, gli oggetti, tutto era sepolto in una profonda oscurità. Ella sentì un piccol rumore, come se fosse stato l’avvicinarsi di una terza persona. Le furono fatte udire certe parole, ma delle quali non potè comprendere il significato; si sforzò a