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sa il sentimento della sua antica esistenza, e quello di una indipendenza, che non provava giammai nel corso dei giorno. L’assenza di Melmoth aumentava la sua inquietudine, ed incominciava a temere, che esso non avesse realmente avuta la barbara intenzione di abbandonarla per sempre; e ad un tal pensiero sentì mancarsi il cuore.

I lettori avvezzi alle sventure dei romanzi troveranno forse incredibile, che una giovanetta, così tenera e nel tempo stesso così coraggiosa come era Isidora, potesse provare della inquietudine o dello spavento in una situazione tanto naturale ad una eroina; ma nè i lettori nè gli scrittori sembra che abbiano riflettuto a quella folla di piccole cause esteriori, che agiscono sulla volontà umana con una forza molto più possente di quel movente interiore, che occupa sì gran parte in un romanzo, ed una parte sì rara e sì frivola nel corso ordinario della vita.

Isidora sarebbe morta per l’uomo, cui aveva consacrati i suoi affetti. Sul