Pagina:Maturin - Melmoth, II, 1842.djvu/282


273

di ascoltare e di farsi intendere allo stesso tempo. Aveva una smania ardente di raccontare tutte le maraviglie della sua nuova esistenza; provava, senza che sapesse renderne a sè medesima ragione, quel desio vago e spogliato affatto di ogni sentimento di amor proprio, che ne induce a dispiegare in presenza dell’oggetto, che amiamo, tutta la eloquenza, tutti i talenti, tutte le attrattive che noi possediamo, colla sola speranza di aumentare agli occhi di esso il nostro pregio. Allora è il tempo, che noi ci gloriamo dell’omaggio che viene accordato dalla società, con la mira di sagrificare cotesto omaggio medesimo alla persona amata. Ci sembra incerto modo, che gli elogii, che noi riceviamo, ci rendano più degni dei suoi.

Per quello che appartiene ad Isidora, anco nell’isola nella quale Melmoth aveva, se è lecito di esprimermi così, assistito all’aurora della intelligenza di lei, ella aveva sentito in sè stessa il germe dei talenti de’ quali però non andava superba. La sua sti-