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in cui vi vidi per la prima volta. Ah! io non veggio più fiori tanto belli ed odorosi come quelli, che ivi crescevano; non ascolto più il dolce concento de’ suoi ruscelli e de’ suoi zeffiri, che sembravano ripetere il suono de’ vostri passi!... — Voi ascolterete una musica molto più perfetta, la interruppe Melmoth: sentirete la voce di dieci mila, che dico? di dieci milioni di spiriti, il cui concento è eterno, senza posa e senza intervallo. — Sarà una cosa non molto piacevole! (esclamò Isidora giungendo le mani.) Il solo linguaggio, che io abbia apparato in questo nuovo mondo, dove mi hanno trasportata, e che merita, che se ne faccia parola, è il linguaggio della musica. Nel gorgogliar degli augelli del mio antico mondo io non aveva distinto, se non de’ suoni imperfetti; ma in questo io l’ho veracemente appreso. La sventura, che io ho imparato nello stesso tempo a conoscere, pareggia appena cotesto nuovo e delizioso linguaggio. — Ma se tanta passione avete per la musica, pensate al gaudio