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era stato volta a volta amante felice, geloso, traditore, sfrontato, tradito, non corrisposto; ma in fondo, al terzo atto della commediola, le cose si erano aggiustate, il matrimonio si compiva, e si ballava la tarantella alla luce dei fuochi artificiali. Sempre il suo amore era stato allegro, chiassone, grossolano, volgare, aperto a tutti senza che mai un palpito interno corrispondesse a tutto quel lusso di esteriorità; ma nella vita, quale e quanta differenza!

Dopo quella sera egli era stato una settimana inquieto ed agitato: lo assalivano mille dubbii, mille sospetti; un turbine di pensieri gli girava pel capo: non si sapeva spiegare il contegno della giovinetta. Non se lo spiegava; eppure dovunque si voltasse, a qualunque occupazione si desse, egli rivedeva la freddezza di quegli occhi ed il disdegno di quelle labbra; insieme il volto pallido e simpatico, le treccie nere e le stelle bionde di tartaruga: dappertutto la stessa immagine. Nel teatro era peggio: fissava sempre il suo sguardo sul secondo palco di prima fila quasi attendesse a vederla ricomparire, irritandosi contro gli altri che venivano ad occuparlo, se veniva al buco del sipario, si ricordava di lei; se donna Carmela gli parlava, si ricordava di lei; se recitava la commedia