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nivan le maniche della veste di lei, or le snodava i nastretti ed or lisciavale la lucidissima capellatura.

Carolina trovava un incanto indicibile nelle maniere care ed ingenue di Beatrice, e non sapea saziarsi di ammirar la costei bellezza perfetta, tinta da leggiadra malinconia. E poscia che per qualche tempo fornivan di parlare, le due giovinette tornavano in su i baci scambievoli e nelle più affettuose carezze.

Il Marchese Rionero, Gaetano e il conte Franconi discorrean tra loro, aspettando l’arrivo del ministro di Dio che doveva ricevere l’anticipata promessa di unione, o i voti di felicità che dai cuori di quella famiglia volavano al cielo pei due fidanzati.

Gaetano era vestito con tanto gusto ed eleganza che a prima vista sembrava un bell’uomo. Una giubba nera, tagliata a Parigi nel tornar che egli fece da Londra a Napoli, facea spatir la leggiera gobbosità delle sue spalle e dava a tutto il corpo grazia e sveltezza: un goletto di finissimo raso cilestre teneva altetti e distesi due colli rotondi di camicia e scendeva giù nel petto in intrecci e sgonfi fissati da una spilla la cui testa era un rubino: un corpetto di vaghissima stoffa nera listata a gentili festoni gli acconciava e disegnava il busto: calzoni neri tagliati parimente a Parigi dal famoso Bonjean compivano il vestimento del giovin medico.

Dal giorno in cui Gaetano si era invaghito della cieca, sorto gli era potente nel cuore il desiderio di fare scomparire, per quanto era