Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 2.djvu/166


— 166 —


— Ebbene, io non le ripeterò più... non voglio affliggerli, ma... ho passato pocanzi momenti orribili... Senti... come ti ho detto... mi è sembrato ch’io fossi strangolata da Nunzio Pisani, e nello stesso tempo mi pareva che io fossi due persone ben distinte... l’una era morta... l'altra era felice... l’altra riposava nelle braccia di un angioletto... così bello... così caro... un angioletto... ch'io trovai nella stanza... di... mia madre.

Carolina si accorse che l’inferma vaneggiava, ne fu spaventata e cercò a richiamarla a idee più ragionevoli. Dobbiamo aggiungere che la figliuola del Conte era stata incaricata dal marchese Rionero di predisporre Beatrice alla visita de’ professori.

— Beatrice, si affrettò quindi a dirle Carolina, rientra in te... non vaneggiare... Non badare a' sogni. Pensa di ristabilirti presto... A proposito, tu non sai? Tuo padre ha fatto venir da Napoli quattro insigni medici suoi amici... Non già che egli diffidi delle cognizioni di Oliviero, ma... sai pure... quel tenerissimo padre, come noi tutti, non vede l’ora di vederti alzata... Oltracciò, Oliviero stesso ha dimandato di essere maggiormente rischiarato... Il poveretto teme che il suo amore non lo inganni, non annebbi il suo intelletto sul giudizio che dee portare sulla tua infermità...

— Povero padre! esclamò sordamente Beatrice.

Poco stante, Carolina soggiunse: