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perta con tutto il capo, ed è presa da un tremore convulsivo.

Dal balcone della terrazza, restato aperto dopo la fuga dell’assassino, era entrato nella camera un animale. Era un gatto nero, grosso, con occhi di tigre!

E questo gatto, poi che lambito ebbe il sangue che rappreso era sul corpo di Albina, spiccò un salto sul letto...

Beatrice fu presa da un pianto convulsivo... E chiamava la madre, il padre, e tremava in tutte le membricine, e più cacciavasi sotto la coperta, raggricciandosi nel proprio corpo come un gomitolo di filo. Quel gatto lambì l’altro sangue che sparso stavasi sul letto, e quindi, per trovare un poco di calore, si sdraiò sulla coltre a fianco dell’infelice creatura che senlivasi addosso quel mostro, e più convulsivamente piangeva.

E dappoi che oltre un’ora ebbesi in tal guisa disfatta in pianto, ammutolì di botto... e più non fu udita!

Oh da quanto dolore doveva essere straziata l’anima di Albina, se tuttavia dolente si aggirava per quella stanza e conscia era dell’abbandono e dello spavento della carissima sua figliuola!

E quel corpo di madre, quelle visceri che si squarciavano per estrema tenerezza, giaceano al presente fredde e insensibili a terra; e la voce di quella bambina che balzar facea d’immenso amore quel cuor di madre ora più non risuonava alle sue orecchie!!