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Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/275


libro v. 255

quanto più resistino, nientedimeno in qualche poco di tempo più che il consueto infine sono battuti per terra. Onde considerati gli edifizi per fortezza fabbricati in Italia massimamente (1), si può dire con verità che non sia rocca o fortezza (2) alcuna che per via di bombarde gittando i muri a terra, o almeno le offese non si possa espugnare e debellare, non proibendo però la fortezza del naturale sito, come saria qualche asperrimo monte elevato o perpendicolare, intorno espedito, dove la natura più presto che l’arte si debba laudare. Per la qual cosa fa bisogno per salute e conservazione dei potentati più modi e diverse figure dimostrare, mediante le quali a tanta violenza si dia modo e freno, sicchè alli avversari il potere e animo pernicioso si tolga, ed ai benevoli e dediti vigore ed animo si presti.

Non debbono a mio giudizio esser vilipesi quegl’instrumenti i quali, quanto all’esser messi in esecuzione, sono brevi e facili, benchè l’invenzione d’essi a pochi sia concessa, come per alcuni indiscreti più volte si fa; perocchè gl’instrumenti e mezze cagioni non sono necessarii nè utili, se non per conseguire l’ultimo fine, ovvero effetto. Adunque, quanto di minore difficoltà e più semplice sarà quello che ci conduce al desiderato fine, tanto più potente debba essere riputato, perchè per quello più facile e breve si può tutto quello che per gli altri più difficili si poteva (3). E benchè, di poi che sono trovati sia facile metterli in opera ed intenderli, non è però facile la invenzione, la quale a rari è concessa: come avviene in ogni scienza, molte subtilità solo da ingegnosissimi e peritissimi uomini essere state trovate, le quali insegnate, facilmente da ciascuno di mediocre intelletto sono intese. E simile in

  1. Le fortezze fuori d’Italia erano peraltro assai peggiori delle nostre, nelle quali già molti miglioramenti eransi introdotti, non proporzionati però ancora e progressivi giusta il rapido perfezionarsi dei mezzi d’offesa. Vedansi Froissart e Monstrelet, che ad ogni tratto parlano di città di Francia non d’altro munite che d’un fosso e d’una siepe.
  2. La rocca, molto male definita ne’ dizionari, è giusta il Marchi (III, 83 cod. Magliabechiano) fortezza ed abitazione de’ Padroni dei luoghi: quant’era possibile, vantaggiavasi del sito. Scopo della fortezza era, com’è tuttora, di comandare una città od un passo: ed è parola generica.
  3. Quanto segue è aggiunto dal cod. Sanese (f.o 30 v.o).