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LIBRO QUINTO.
PROLOGO.
L’umana natura a similitudine e imagine del fattore suo prodotta, e come delle altre corporee con più nobile e perfetta sapienza a quella costituita, in terra ha ottenuto il principato e dominio temporale, dove (come Aristotile nella Metafisica sua1 testifica) vive con arte e con ragione: per questo è differente da tutti gli altri animali, i quali senza vera cognizione e per naturale istinto sono più presto mossi, regolati e quasi sforzati agli atti e operazioni loro, che sè medesimi muovano a quelli. Questa natura ragionevole e intellettuale dell’uomo non solo conosce sè essere sopra alle altre di ragione prive, ma eziandio l’un uomo all’altro conduce e alla società e conversazione lo inclina, per il discorso i mentali suoi concetti esplicando: e similmente induce che la congregazione degli uomini infra sè celebrare si debba, e l’uno all’altro obbedire, come ne insegna Cicerone nel primo degli Uffizi2; e certamente non senza efficace ragione, conducenti effetti e ottimi fini molti induce a questa obbedienza verso alcuni altri. In prima, per ragione di similitudine: poichè siccome l’universo dipende da un solo e semplice ed infinito principe3, è cosa conveniente che infra gli uomini