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Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/211


libro iii. 191

uomini in congregazione e società, e non ciascun padre di famiglia separatamente vivere. E più numero e moltitudine riducendo degli uomini in uno, fessero un’unione dove l’uno per l’altro più comodamente passare potesse il breve corso di vita sua. E quest’unione di abitazioni si chiama città o castello quando di muri è circondata per tutela d’ogni contrario; perocchè la città non è se non di cittadini uniti: onde dopo le precedenti norme pare necessario dichiarare quali parti a quelle si ricerchino per decoro, utilità e comodità degli abitanti.

Non pare in tutto superfluo addurre alcune opinioni per le quali si afferma quale sia stato il primo edificatore di città o castella, e dopo questo, a che cosa siano state assimigliate, innanzi che delle condizioni loro si determini, almeno per soddisfazione di molti curiosi di sapere quali fussero gl’inventori di ciascune arti, del numero dei quali non mi curo essere alieno. Dico adunque essere opinione di alcuni che il primo fondatore di città o castella fusse Cecrope, dal quale Cecropia fu denominata, dove poi la rocca d’Atene fu edificata; altri estimano la città di Argo essere stata prima a questa da Foroneo edificata, altri la città di Sicione. Ma gli Egizi, da questi discrepanti, affermavano Diospoli appresso di loro innanzi alle predette essere stata fondata (1). Molti altri Ebrei e Cristiani affermano Caino primo a tutti avere ordinato e composto le città (2).

Circa all’altra parte è da sapere che essendo il corpo dell’uomo meglio organizzato che alcun altro, come più perfetto, siccome più volte è detto, è cosa conveniente che qualunque edifizio ad esso si può assimigliare, ad esso si assimigli, e non solo tutta l’opera a tutto il corpo, ma ancora parte a parte, come espressamente si vede essere usato nella proporzione delle colonne, come appare nel capitolo di quelle. Questo considerando Dinocrates di Macedonia architettore, essendo all’orecchie sue pervenuto come Alessandro Magno intendeva nuova città edificare, si mosse, avendo fatto un disegno nel quale un monte, chiamato Atos, aveva comparato al corpo umano, e nella mano

  1. Plinio, VII, 57.
  2. Iosephi Flavii, Antiqq. Iudaicæ, lib. I, cap. 2. Genesi IV, 17.