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libro ii. 169

la vita, non pare che la calidità e umidità dovesse corrompere la natura del vino, conciosiachè il simile non corrompa il simile suo, ma lo mantenga. A questa ragione facilmente si risponde secondo la sentenza di Aristotile e degli altri filosofi, che le quattro qualità prime sono di due specie, ciascuna di per se, cioè attuali e virtuali, dico adunque, benchè il vino abbia in se calidità virtuale, non ha calidità attuale, anzi frigidità attuale, come si vede: sicchè la calidità attuale non è sempre conservativa del calore virtuale. E questa risposta basti, benchè altri in altro modo solvino tale quistione.

Anco hanno i moderni trovato vasi ovvero veggie di legname nelle quali preservano il vino (1). Gli antichi usavano laghi ovvero conserve fatte di cemento e bene instrutte e intonacate con tettorii ovvero calcistruzzi, ai quali vasi e conserve si dava superficialmente queste materie così composte, che tre parti di pece nera abbia, due di sevo e una di cera e olio di lino, con alcune polveri odorifere, come garofani e altri simili, fuse tutte in caldaia le materie, e a guisa di dealbazione in essi vasi data (2). Io non mi distenderò delle caverne e volte sotterranee, nè degl’altri luoghi umidi e vaporabili, i quali sono potissima cagione della corruzione di essi vini, ma è da notare che tutte le canove o cantine, là dove si conserva il vino, devano avere piccoli spiracoli o lumi.

Similmente è da considerare qual luogo sia conveniente per l’olio, liquore molto utile e necessario alla vita dell’uomo: dove è da sapere che l’olio debba essere conservato in stanza volta verso mezzogiorno (3) per l’opposito modo del vino, e la ragione è ignota benchè l’esperienza sia manifesta, perchè si vede che il freddo eccessivo e congelativo è corruttivo dell’olio. Circa alle cose determinate sono ultimatamente due dubbi: il primo, che tutti i filosofi e medici tengono per manifesta conclusione che il freddo preservi dalla putrefazione, e il caldo la produca;

  1. Le veggie di legname, ossiano botti, erano anticamente in uso ne’ subalpini Italiani giusta Plinio (XIV. 27) Circa alpes ligneis vasis condunt, circulisque cingunt. Se ne hanno alcune rappresentate nel museo lapidario di Torino.
  2. Palladio, De re rustica 1, 17. Columella, XII, 18. Plinio, XIV, 25.
  3. Vitruvio, VI, 9. Palladius, I, 20.

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