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Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/139


di fr. di g. martini. 119

stata legata e numerata colla paginatura dei due codici del nostro autore, per ciò solo che da lui proveniva il quale l’aveva posseduta. Ma del codice Magliabechiano, siccome di quello che nella stampa sarà a luogo a luogo annotato, ciò basti, e passiamo alle sue copie.

Se il codice Magliabechiano non è autografo (poichè io non oso asserirlo, nè negarlo), ne ha però il valore, poichè di Francesco sono i disegni, quindi il testo, se non fu scritto di mano sua, fu però da lui rivisto: come ne sono prova alcune parole qua e là sparse concernenti l’autore e la patria sua, e mancanti al codice sanese, le quali per conseguenza da altri che da Francesco non potevano ossere introdotte; e questo codice è con ogni probabilità quello stesso del quale, in uno col corpo dei disegni che gli va unito, pare che accenni il Vasari colle parole: «disegnò anche alcuni libri tutti pieni di così fatti istrumenti (di guerra), il miglior de’ quali ha il signor duca Cosimo de’ Medici fra le sue cose più care (1)». Accennò il prof. Del Rosso nella lettera quarta Antellana, come probabile, che questo libro avesselo Cosimo portato nella sua biblioteca dallo spoglio di Siena, ed io aggiungo che la probabilità acquista maggior grado di certezza osservando che la presa di Siena pel Duca essendo accaduta nel 1557, il Vasari che de’ libri di disegni non aveva pur fatto parola nella edizione principe che è del 1550, ne scrisse poi il citato passo nella Giuntina del 1568, che è la seconda.

(B) Un’altra copia fu in potere, od almeno andò per le mani di monsignor Daniele Barbaro patriarca d’Aquileia, celebre letterato ed artista, il quale ne’ suoi comenti a Vitruvio dà del nostro codice la descrizione e le figure de’ camini di Perugia e Civitavecchia (2).

(C) Un terzo codice era presso Vincenzo Scamozzi, il quale, ragionando degli scrittori d’architettura posteriori a Vitruvio, scrive: «Antonio Filarete e Francesco Sanese ambi scultori et architetti.... l’opere dei quali habbiamo appresso di noi scritte a penna» (3). Ed altrove de-

  1. Vita di Francesco di Giorgio.
  2. I dieci libri dell’architettura di M. Vitruvio tradotti et commentati da M. Daniele Barbaro. Venezia 1556, libro VI, capo X, pag. 178.
  3. Idea della architettura universale. Venezia 1615, parte I, lib. I, cap. 6, e lib. III, cap. 21.

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