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Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/128

108 catalogo de’ codici

lazzo non solo non è suo, ma che anzi se ne conosce con certezza l’architetto. Ora però non v’ha più dubbio circa l’autore del manoscritto, tante ne sono le prove: della qual cosa principal lode si deve a Vincenzo Corazza, uomo quanto erudito altrettanto modesto, e che primo di tutti conferendo alcuni squarci di antichi autori col nostro codice, ed esaminando e comparando specialmente quanto vi si dice de’ camini degli antichi, ne mise in piena luce l’autore.

Paragonando il codice di Siena (che io chiamo trattato II), col codice Saluzziano, ossia trattato I, ne risultano le seguenti differenze. Nel trattato II, la lingua, sanese sempre, è migliorata, e più facile lo stile e più corrente: vi si vede il frutto dell’accurata lettura de’ libri che in molta copia capitavano all’autore per la ricca biblioteca d’Urbino, poichè in essi non solo trovò ed adottò parecchie idee circa la formazione della materia giusta la filosofia del tempo, cioè di Aristotile e suoi commentatori, ma dalle migliori opere attinse un più lucido ordine d’idee, una più serrata maniera d’esporle: accennò pur anche parecchie cose riguardanti la vita sua artistica; le materie tutte le riordinò in ben differente e miglior guisa che non fossero nel I trattato, togliendone le tante ripetizioni: fu più parco nel ragionare delle macchine, e di quelle tutte che aveva altrove a lungo esposte, qui ne fece una giusta scelta: tralasciò intieramente quanto aveva detto delle qualità e delle astuzie del capitano di guerra, de’ fuochi lavorati, delle acque soporifere e del fuoco greco (1), e pur anche la spiegazione delle antiche macchine militari, a ciò indotto, cred’io, dacchè per l’incremento delle artiglierie cessava ogni giorno l’utilità e per conseguenza anche l’uso di quelle. Spiacemi però (nè so perchè il facesse, se non fu per amor di brevità) che ne abbia tolti anche i varii modi di fare ripari e bastite, piantare e dirizzar le bombarde, e coprirle coi mantelletti e coi gabbioni: forse che questa parte dell’arte della guerra pel migliorarsi ed ingrandirsi che rapidamente faceva, già tale la vedeva egli da non

  1. Quanto riguarda le astuzie di guerra, ed il modo di comporre fumi ed acque letali, Francesco lo aveva nel trattato I inserito, volgarizzandolo dal latino del Taccola o del Santini; ma sul cader del secolo avrà compreso essere quegli avvertimenti inopportuni per troppa semplicità.