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Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/120

100 catalogo de’ codici


«Hedifitio anticho vicino ad hughubio decto parlagio facto a ghuixa et forma di trehato hornato di ricinte cornici et pilastri. Tucto di pietracornia» (1).

«Treato anticho in una cictà disfacta dicta feranto vicina a viterbo a miglia cinque posta infra viterbo et montefiasconi hornato et schulto d’una pietra simile al pipiringnio. - Fondo et hordine de’ membri faccia porti et schale del trehato di feranto (2)».

«Hedifitio grandissimo adequato sopra a uolte chiamato le capocce (3)».

«Templum pacis (4)».

«Forma del drento di Sancta Maria Ritonda (5)».

«Hedifitio presso a Sancto Ghirighoro dicto secte solis (6)».

    ed ha in ogni serraglia d’arco scolpita una testa, come all’anfiteatro di Capua; anche il Ligorio nella citata opera, alla voce POMPEIA, dice che sopra ciascun arco del teatro Pompeiano erano locati mascheroni di marmo con diverse effigie, le quali ora si vedono in Belvedere locate attorno al giardino ec. Cosa ignota a chi ne fece, pochi anni sono, il ristauro in stampa. Ora queste parti appartengono al teatro di Pompeo, mentre l’ubicazione della casa Savelli non può denotare che il teatro di Marcello, ed ancor più quella delle Macella di ripa che a questo teatro riferivasi sin dal decimo secolo, come da carta edita dal Mabillon. Dunque sarà forza concludere che agli avanzi del teatro pompeiano abbia inavvertentemente cambiato titolo l’autore, dicendolo di Marcello.

  1. Parlagio è nome che davasi in Toscana ne’ tempi bassi agli antichi teatri ed anfiteatri, come ampiamente dimostrò il Guazzesi (Degl’anfiteatri degl’antichi Toscani); quello di Gubbio è detto Pelagia da Guarnieri Berni nella Cronaca Eugubina (R. I. S., vol. XXI. Introduzione). Fu illustrato da Ranghiasci, Poleni e Colucci. Pietra cornia parmi errore per Pietra concia.
  2. La distruzione di Ferento è fissata dagli storici viterbesi circa l’anno 1169. Il suo teatro, disegnato anche dal Ligorio al vol. P. 159, e dato a stampa malamente al solito dal Serlio, può tenersi come cosa inedita.
  3. Le Capocce, questo nome davasi in quel secolo alle terme di Tito, come attesta anche il Filarete nel suo trattato d’architettura scritto nell’età stessa, al libro I. Il nostro Cecco poi (f.o 88) ci presenta un disegno intitolato: «Chonserua e hadequamento d’intrauersate uolte sotto le Capocce» e ciò è una piscina con 28 pilastri inclinati, con rara anomalia, a 45.° sulle pareti.
  4. In pianta già vi è verso il foro segnato il portico delle quattro colonne rinvenuto di nuovo negli ultimi scavi; nel gran nicchione rimpetto al più antico ingresso, è scritto: «In questo luogho sedeua un gighante di marmo che la testa sua è piei sei et mezzo». I costui frammenti sono in Campidoglio.
  5. Vi è lo scomparto delle decorazioni in fini marmi, tolti nel 1747, e vi sono disegnati parecchi di que’ bronzi che rivestivano le travi del pronao spogliato da Urbano VIII.
  6. È il Settizonio, come fu rappresentato nel 1583 dal Pittoni, e descritto dal Filandro.