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Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/119


di fr. di g. martini. 99

mentova gli edifici di Roma, e nella prefazione dice che molto faticò nello studio di Vitruvio, indagandone il senso per via della comparazione del testo cogli antichi ruderi, e che ne’ libri suoi molte cose vi sono dalle fatiche degli antichi con non poca sollecitudine da me ridotte a luce. Colle quali parole chiaramente allude a questo codice.

Il codice è anepigrafo, ma a tal difetto supplisce la seguente breve prefazione: «Poichè l’antica cictà di roma per li continoui assedioni et ghuerre comminciò a mancare. E’ grandi hedifitii spogliando e dirubando et in più parti ruinate in modo che al prexente tucti manchati sonno. Unde mosso da huno aceso desiderio di volere quelle innouare. Il che hessendo presso al fine in poco tempo in tucto spente verranno sì per la vetustà loro edanco per li molti et continoui ghuastatorj et pertanto el meglio chedo possuto non con picola fatica inuestighando in Roma et fuore molti uari et degni hedifitii ho raccholto. Pur benchè molto ruinati sieno et la dengnità degli ornamenti loro poco se ne vede de’ quali edifitii qui di socto fondi facce circumferentie et ornamenti loro secondo il mio debile ingiengnio figurati saranno». Quindi dà i disegni del Colosseo. Io però per conciliare la brevità coll’utile che da questo bel codice si può trarre per la topografia comparata dell’antica Roma, noterò qui solo que’ monumenti dai quali emergono notizie importanti ed incognite, tralasciando gli altri di minor conto.

«Treato hornatissimo di mactoni arrotati schulto di bellissimi lauorj in Roma acchanto a sancta Croce in Gieruxalem con gradi et loggie drento sicchome degli altri (1)».

«Treato in roma doue connesso la casa Sauelli in luogho decto le macella de ripa. Tucto di pietre conce parte pulite et parte bozzate ricinto di cornici con teste schulte nel chiuder degli archi (2)».

  1. È l’anfiteatro Castrense, il quale non aveva già due soli ordini, come pretese chi ne effigiò un ristauro, ma sibbene tre e tutti corintii: e Pirro Ligorio scrive (vol. R. f.o 151 MS. de’ RR. Archivi di Torino) che «a dì nostri era in piedi insino alli tre ordini di colonne di mezzo rilievo. ........ è stato tagliato a traverso e abbassato per fortificare alla moderna nella guerra nata nel pontificato di Paolo IV col Re cattolico». Camillo Orsino, capo allora delle cose militari in Roma, fu quegli che fece il guasto nel 1556.
  2. L’ordine inferiore è dorico, e con pilastri altissimi e bugnati: il superiore corintio,