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per sè: anche la stessa unione morale di tutta l’umanità, pur costituendo un ideale morale altissimo, non ha la sua ragione di essere in sè medesima. Se noi potessimo condurre tutta romanità a vivere come una sola grande unità di volere, ci chiederemmo pur sempre: cui bono? — a che serve? — Questa insoddisfazione in cui ci lascia la stessa vita morale vuol dire che essa ha sopra di sè una forma più ampia di vita: la «vita religiosa». Anche adesso se noi consideriamo razione complessiva della società vediamo che la stessa sua unità morale serve non a sè, ma a rendere possibile la cooperazione volontaria di tutti nella produzione dei beni più alti, che noi riassumiamo sotto il nome di coltura e che comprendono l’arte, la scienza, e in genere tuttociò che affina ed approfondisce la vita interiore. E se noi consideriamo questo punto alla luce dei principi da cui siamo partiti, noi vedremo la cosa con perfetta chiarezza. La realtà vera ed ultima, quella che costituisce il fondamento dell’essere nostro, e il termine di tutte le nostre aspirazioni, è l’unità assoluta dello spirito: ogni essere è tanto più perfetto e beato quanto più si avvicina a questa unità e tutta la vita è un tendere insoddisfatto verso di essa. L’unità morale è un bene perchè è un uscire dall’isolamento, un riconoscere parzialmente questa unità: per questo la vita morale ci appare come un bene ed un dovere. Ma anche la vita di tutto un popolo e di tutta l’umanità non è ancora l’unità assoluta: questa unità delle volontà umane è un bene solo perchè rende possibile alla coscienza umana l’aspirazione verso una vita ancora più alta, l’aspirare a confondersi con quella unità assoluta delle cose che l’umanità in ogni tempo ha considerato come qualche cosa di santo ed ha chiamato col nome sacro di Dio. L’arte, la filosofia, la religione sono altrettanti mezzi di questa unione, altrettanti sforzi di questa ascensione del finito verso l’infinito. L’unità morale degli uomini che si realizza nella società e nello stato, ha quindi il suo fine superiore nel rendere possibile quella vita superiore della umanità che abbraccia in sè le manifestazioni più alte e più pure dello spirito e che noi possiamo comprendere col nome di «vita religiosa».

La società e lo stato non sono quindi aggregati di interessi o risultati meccanici di conflitti e di cooperazioni economiche: l’anima della società è nell’unità della volontà morale che essa