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bisce nel suo seno una conversione interiore: l’unità delle coscienze da esteriore e forzata diventa unità interiore spontanea, «unità morale».

Così il «diritto» e la «moralità» costituiscono come i due momenti o gradi successivi di quell’ unità interiore che costituisce l’essenza intima della vita di un popolo: unità che prima è imposizione violenta di volontà dominatrici e che in appresso si trasforma in armonia liberamente voluta in virtù del bene comune. Tuttavia questo non deve essere inteso nel senso che la morale cominci soltanto là dove cessa il diritto e che il diritto cessi dove comincia la morale. Anche quando nella società si è svolta una larga ed intensa vita morale il diritto continua a sussistere non solo come eredità del passato, ma anche come funzione sussidiaria e preparatoria: esso subisce l’azione della vita morale, si modifica, si ritira o si estende, si subordina alle esigenze morali: così sorge un nuovo diritto che conserva l’antico carattere di essere dominio fondato sulla forza, ma è forza piegata alle nuove esigenze morali della società. Anzi di mano in mano che la vita morale progredisce, si disegna in essa un nuovo ordine del diritto, un ordine puramente ideale, conforme alle nuove idealità morali: questo è il diritto che i riformatori e i ribelli contrappongono al diritto della forza: anch’esso vuole essere forza piegante a sè le volontà sociali (senza di che non sarebbe diritto), ma è la forza «come deve essere», la forza orientata secondo le nuove esigenze morali.

Ciò che costituisce veramente l’anima, il momento essenziale della vita di un popolo, non sono quindi i meccanismi economici o le rudi forze che in essi intervengono: ciò tanto varrebbe quanto far consistere il momento essenziale della vita di un uomo negli scambi organici del suo corpo. Una società è un organismo spirituale che ha per fine e per ideale l’unità armonica di tutte le volontà in una vita comune: questa unità è veramente una volontà creatrice, che non solo non deriva dalle unità egoistiche, e dai loro conflitti economici, ma anzi contrappone a sè queste unità come materia della sua vita, le piega ai suoi fini ed arriva a dissolverle nella unità superiore della sua vita. Però questa unità non è essa medesima che un grado ed un momento della unità universale della coscienza e della vita. La vita stessa di un popolo non è fine a sè, non ha valore