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coscienza individuale è la sintesi delle innumerevoli coscienze degli elementi cellulari che ci compongono e che sono organizzati in complessi sistemi di unità: analogamente noi dobbiamo pensare ogni unità sociale come una unica grande coscienza superiore di cui noi siamo gli elementi cellulari, le unità elementari che la costituiscono e ad essa imperfettamente partecipano. Come avviene questa estensione della coscienza individuale, questa costituzione di unità spirituali collettive in cui si rivela l’unità profonda degli esseri che la costituiscono? Per rispondere adeguatamente a questa domanda mi sarebbe necessario ricordare tutta la storia dei gruppi famigliari e sociali e vedere come da quell’estensione fisiologica dell’essere proprio, che ha luogo nella maternità sia nata e si sia svolta in molteplici forme l’unità morale della famiglia: e come dai primi inizi della vita politica, che sorsero là dove un gruppo di violenti soggiogò una moltitudine imbelle, derivarono le corporazioni, gli stati, le associazioni di stati con tutta la ricchezza morale e culturale che accompagna questo svolgimento. Ma a noi basta qui riassumere questo grande movimento nei suoi due momenti essenziali che sono il «diritto» e la «morale». Ogni organizzazione umana è sorta in origine dalla violenza: o per fini o per effetto di violenza. Questa violenza è ancora qualche cosa di egoistico e di individuale: ma tuttavia in quanto è una estensione di questa volontà individuale ad una generalità, essa acquista qualche cosa del valore della generalità e diventa «diritto». La proposizione brutale di Hobbes e di Spinoza che il diritto è la forza, è sotto questo aspetto profondamente vera: il diritto non è altro nelle origini che una forza bruta, una forza dominatrice in modo costante ed uguale, che perciò, mentre risponde alle esigenze egoistiche dei dominatori, assicura alla moltitudine dei dominati quei vantaggi che provengono dalla stabilità della organizzazione. L’ossequio divino prestato in origine ai re, l’ammirazione che le folle dimostrano per i potenti che trionfano, sono un riflesso appunto di quel carattere ideale che riveste agli occhi degli uomini la forza e che ne preannunzia sotto un certo aspetto il valore morale. Ma il progresso nella organizzazione sociale non avviene solo per una estensione quantitativa: nello stesso tempo che il regno della forza stabile diventato diritto si estende e si consolida, l’unità così creata su-

P. MARTINETTI, Saggi e Discorsi. 6