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lità proprie superiori alla vita organica, si manifesta dapprima ai suoi inizi come uno strumento della vita organica, come una semplice arma data all’essere organico nell’aspra lotta che esso deve sostenere per la sua conservazione. Analogamente avviene della vita morale in rapporto all’esistenza materiale d’una collettività. Il fine ideale dello stato è la costituzione dell’unità giuridica e morale di un popolo: quest’unità morale, che gradatamente si svolge dalla cooperazione egoista delle energie individuali, ha precisamente per fine di costringere queste energie egoistiche in una forma superiore di vita. E tuttavia anche essa non è ai suoi inizi che una forma quasi parassitaria, la quale serve, come organizzazione giuridica, agli interessi di un gruppo di oppressori: tutta l’evoluzione sociale non è che un perenne conflitto fra le esigenze di questa forma ideale che tende ad imporsi all’intera collettività e la resistenza delle volontà egoistiche dei singoli individui o dei singoli gruppi. Lo stesso dobbiamo pertanto attenderci nei rapporti della vita intellettiva e della vita materiale e morale che alla prima servono di fondamento. La perfetta unità sociale e morale non è punto il termine estremo dell’evoluzione umana; la vita collettiva di una nazione nello stato non è, come un Dio sulla terra, il fine ultimo di tutte le nostre attività. Al di là di questa sfera della vita si leva, come abbiamo veduto, una vita più alta e più vasta, la vita religiosa, verso cui tendono quelle attività diverse che noi abbracciamo col nome di cultura. Non per se dunque è la vita morale e sociale, ma per i beni spirituali superiori, per la cultura; lo stato, lungi dal far servire ai suoi fini la cultura, ha il dovere di servire alla cultura, di essere il terreno sul quale la cultura possa liberamente preparare l’umanità alla partecipazione ad una vita superiore. E tuttavia noi vediamo la cultura svolgersi nelle sue origini e nella sua storia come una specie di funzione servile, di attività parassitaria non avente altro fine che quello di abbellire la vita alle classi dominanti o di essere mezzo di dominio per lo stato.

Sotto quest’ultimo aspetto specialmente sono stati quasi in ogni tempo considerati gli istituti massimi di cultura, le università; le quali ebbero origine, com’è ben noto, da esclusivi bisogni tecnici e pratici e furono da principio semplicemente costituite da una riunione di scuole professionali per ecclesia-