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giudica buone o cattive, piacevoli o spiacevoli le impressioni ricevute. Queste cinque attività non sono che cinque forme d’azione d’un’unica attività, che è il senso (o l’istinto). La parte superiore dello spirito comprende l’intdligenza e la ragione. La prima astrae dalla rappresentazione i concetti generali e coglie, per mezzo di essi le essenze intelligibili delle cose, la seconda è la facoltà del ragionamento: «intellectus cognoscit simplici intuitu, ratio vero discurrendo de uno in aliud». Praticamente la ragione è la facoltà di servirsi di mezzi per un fine. Intelligenza e ragione non sono però due facoltà diverse, ma due attività d’una sola facoltà, l’intelletto; quindi chi ha l’intelligenza ha anche la ragione: chi ha la ragione pratica, cioè agisce secondo fini, mostra dì avere intelligenza e ragione.

Io non sono naturalmente d’accordo con questa psicologia antiquata e grossolana. Lasciando da parte l’attività del senso, che nessuno nega all’animale, le funzioni superiori dello spirito, che unificano le immagini del senso in forme più alte di conoscere, sono essenzialmente due e corrispondono alle due forme o categorie unificatrici, la causa e la sostanza: noi possiamo benissimo conservare ad esse le denominazioni tradizionali di intelligenza e ragione. L’intelligenza è la facoltà dell’unificazione secondo il principio di causa. Un essere, il quale non possedesse che pure immagini sensibili, vedrebbe il loro fluire nel tempo senza collegarle altrimenti che secondo la loro coesistenza e successione. Quando la coscienza comincia a riconoscere un legame tra le immagini successive, per cui l’antecedente produce necessariamente il conseguente, comincia l’intelligenza. Questa ha naturalmente una lunga storia ed un lungo periodo: l’animale più semplice, che comincia vagamente a riconoscere la causa d’un’impressione dolorosa, e Spinoza, che pensa nel suo spirito il mondo come una grande, unica concatenazione causale, sono due punti estremi d’un unico svolgimento, che ammette infiniti gradi intermedi. — Così un essere, che apprendesse molte immagini simultanee senza riconoscere in esse nè somiglianza, nè differenza, nè parentela alcuna, sarebbe privo di ragione. La ragione comincia quando la coscienza apprende a discernere delle somiglianze, ossia delle parziali identità, dei caratteri comuni. Anche la ragione ha una storia lunghissima: il cane, che ha una vaga immagine generica della lepre, e il fi-