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sentazione. Quindi è ben lungi dall’essere una realtà trascendente ed incondizionata. Comunque si voglia del resto pensare questa unità, dalla quale sarebbe sorto per una specie di divisione o di irradiazione il mondo degli oggetti, è ovvio vedere che il pensiero della dispersione d’un’unità originaria non ha senso alcuno. L’unità reale non può essere divisa: e ciò che può essere diviso non può antecedere il molteplice, perchè è già nella sua essenza vera ed originaria un essere molteplice. Con questa sua osservazione si può connettere poi ancora il problema del male, che è per il panteismo una difficoltà insormontabile. Eguali considerazioni oppone lo Spir alla dottrina teistica, che vorrebbe esplicare il mondo per mezzo d’una causa esteriore, trascendente. Il teismo ordinario, che per «mondo» intende un complesso di sostanze, va incontro ad un doppio assurdo: perchè ammessa la realtà obbiettiva della materia, essa costituisce un vero essere spaziale incondizionato ossia un vero assoluto, del quale è assurdo cercare o porre una causa. Ma anche intendendo per «mondo» l’esperienza, è vano volere in virtù d’un principio costitutivo dell’esperienza, trascendere l’esperienza stessa, assegnandole una causa prima incondizionata; è vano pensare ad una creazione ex nihilo di questa causa, introducendo così un rapporto del quale il concetto ordinario di causa non ci dà la minima idea; è vano infine, per la stessa ragione sopra opposta genericamente al panteismo, cercare in questa causa incondizionata l’origine del condizionato con tutte le sue imperfezioni. Lo Spir rileva sotto questo rapporto sopratutto la difficoltà morale: Dio ci è dato come la bontà e verità perfetta e quindi come una potenza fìsica. «Credere in Dio è credere all’esistenza d’una norma suprema, ossia d’una natura normale delle cose, superiore ed opposta alla loro natura fisica. Dio dev’essere cercato nella nostra coscienza morale, non nella natura fisica che è opposta alla nostra natura morale. La natura fisica è immorale e quindi anormale. Ora ciò che è anormale non potrà mai venire da noi esplicato o compreso: perchè rendere una cosa comprensibile è mostrare precisamente che essa è conforme alle norme delle quali abbiamo intima coscienza e l’anormale si oppone a queste norme. Si sa d’altronde quanto siano stati vani tutti gli sforzi per esplicare e giustificare l’esistenza del male e dell’errore. Il mondo fisico,