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principio della natura è direttamente in se stesso. Così, sebbene il principio della natura sia lungi dall’essere identico con l’unità assoluta, esso rivela già una tendenza verso l’unità, verso la norma. Il che però differisce profondamente, si comprende, dall’asserire che la natura abbia il termine del suo divenire nell’unità assoluta. Ciò che diviene rivela pel divenire stesso la sua imperfezione: il mutamento non può procedere dal perfetto. Da ciò segue che non vi può essere una causa prima del divenire: ma altresì che non vi può essere un termine ultimo, perchè l’essere perfetto e normale non può essere il prodotto finale d’una serie di mutamenti. La natura è anormale e per questo tende verso la norma come verso la sua vera e propria essenza: ma questa è fuori di essa e non può essere il termine del suo divenire.

Il rapporto della realtà empirica con la realtà normale assoluta viene dallo Spir riassunto nell’affermazione che la prima sta alla seconda come una rappresentazione falsa all’oggetto. Questo è il principio che era già stato espresso con grande energia da alcuni tra gli antichi filosofi: per es. in Grecia dagli Eleati, nell’India dai metafisici del Vedanta e del Buddismo. Ed è in fondo anche quanto si esprime quando si dice che la realtà empirica è fenomeno, è parvenza: «quando si dice che qualche cosa è parvenza, non realtà, si dice sempre con ciò, anche se non se ne ha chiara coscienza, che la stessa contiene in sè un elemento di falsità ( W., I, 224)». Però è necessario distinguere accuratamente il senso che ha in Spir la parola «fenomeno» da quello che le si dà ordinariamente. In generale l’elemento di falsità nel fenomeno viene attribuito al fatto della conoscenza. L’oggetto vero della coscienza fenomenica è la realtà assoluta, la cosa in sè; ma questa, passando attraverso le forme della conoscenza, si rispecchia, per così dire, deformandosi, dà origine ad un’immagine inadeguata, ad una parvenza che è un travestimento. Secondo lo Spir invece il carattere fenomenico inerisce già all’oggetto della conoscenza, cioè alle sensazioni; queste sono già per sè qualche cosa di falso perchè simulano una realtà che effettivamente non hanno. Gli elementi sensibili che sono oggetto della rappresentazione non hanno in sè realtà alcuna, perchè non hanno una natura propria; per effetto della loro mobilità ed inconsistenza essi non potrebbero apparire co-