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orientamento del mondo sensibile del tempo verso i fini dello spirito: perchè il mondo sensibile non è in fondo che la coscienza naturale e d’altronde nessuna connessione interiore sarebbe possibile nei corpi come sostanze. Ma l’apparente finalità naturale è per noi un’altra manifestazione della tendenza del principio della coscienza naturale, del logos naturale: anche qui questo principio dell’esistenza inferiore ci si rivela non come qualche cosa di ostile e di opposto alla norma, ma come una specie di potenza inferiore che già tende oscuramente verso la perfezione. Lo Spir vede una traccia di questo ordine finale nella stessa natura inorganica: le leggi fisiche e chimiche rivelano dappertutto un’armonia così mirabile, che sembrano l’opera d’una ragione governante le cose. Ma è nel dominio della vita organica che risaltano nel modo più evidente i segni di questa azione; la forma organica, quell’unità che presiede allo scambio continuo degli elementi è qualche cosa di assolutamente inderivabile dalle leggi fisiche e chimiche. Questa finalità naturale è pensata comunemente come l’opera d’una ragione, perchè noi non possiamo concepire altra forma di combinazione d’una molteplicità di elementi in una direzione determinata se non quella che ci è nota per la nostra attività cosciente. Ma la finalità della natura non può essere evidentemente come quella d’un essere intelligente che ha esteriormente a sè la materia che esso plasma secondo i suoi fini: il servizio reso dai tentativi d’esplicazione meccanica e dal darvinismo sta appunto secondo Spir nell’aver definitivamente escluso ogni intenzionalità dal principio agente nella natura. Vi è un principio universale che agisce in tutte le cose sensibili: la finalità apparente di queste non è che l’espressione di tale unità. La realtà naturale ha due lati: quello dell’unità e quello della diversità. Il primo è il lato sottratto alla nostra percezione, che noi induciamo solo dalla considerazione dei molteplici e diversi effetti nei quali si rivela; esso contiene la ragione dell’unità naturale delle cose ed è il fondamento di quella disposizione armonica che noi apprendiamo nella finalità. Nè deve meravigliarci che sussista un’analogia profonda tra l’azione sua e quella dell’intelletto umano: poiché esso è l’universale concreto, reale, l’intelletto è l’universalità ideale, microcosmica; l’intelletto (naturale) riproducente idealmente per mezzo della conoscenza quell’unità delle cose che il